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Sull'orlo di una crisi di nervi

Di eroi ne abbiamo piene le tasche, adesso servono santi.

Josef K.

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"La misura del potere di una donna è data dal grado di sofferenza con cui quella donna punisce chi la ama."
Y. Mishima
Se avete qualcosa da dire, se volete lasciarmi a bocca aperta o piuttosto preferite scandalizzarmi... prego, fate pure.

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Marta .wrote:
infatti ho apprezzato, grazie ;-) anche il video in treno.. :-)
May 4
Josef K.wrote:
Credo che sia quello il video. Titolo e autore sono corretti, io non posso caricarlo, non ho pazienza... L'ho consigliato così, perchè credo tu possa apprezzare.
May 4
Marta .wrote:
http://www.youtube.com/watch?v=K4Z9Whi7DfE     era questo che vlevi farmi ascoltare??
May 3
Marta .wrote:
io sto aspettando che si carichi il pezzo su yuotube...ma ho visto il promo del nuovoalbum e la musica mi piace....assai! come mai questo consiglio? cmq grazie! ascolto il pezzo e poi t dico.
May 3
Josef K.wrote:
Ovviamente me ne sono dimenticato...
May 2
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May 27

Accompagnamento all’insonne

Cosa abbiano da dirsi i cani alle quattro e quarantasette del mattino è un mistero inestricabile. Discutono ininterrottamente dal calar del sole, in maniera ordinata, aspettando ognuno il proprio turno per prendere parola. Solo in rari casi il discorso si infervora, causa è sempre il medesimo indispettito. Soggetto, fa pensare, dalla coda di paglia, o poco ci manca. Dal timbro dell’abbaiare è assai facile figurarsi le loro sembianze. Una voce bassa, in particolare, da mostra di un certo carisma. Di fascino. Un pastore, immagino, che fa discorsi da principe. O gerarca.

Le lucciole sull’altro lato della strada continuano a passeggiare avanti e dietro, con l’eleganza di un balletto. Agli insetti mi riferisco, quelli che ad intervalli regolari fanno nascere tensioni sul loro grosso sedere e lo illuminano a festa. Mai visto niente di più lascivo.

I passeri hanno ricominciato i loro cinguettare forsennato. Sono pazzi, schizofrenici. L’impressione è che non riescano a star fermi, pena la morte. Magari terrorizzati dai versi lugubri delle civette. Se riescono a creare superstizioni e riverenze tra chi ha il pollice opponibile non vedo perché animali così piccoli non debbano temerle.

Mancava solo il corvo. Ora l’incubo è al completo.

Le auto sono rare. Ma dallo stile con cui viene affrontata la curva più in basso è facile intuire se si tratta di ritorno da baldoria o inizio del travaglio. Inespressive sono invece le rotaie che al passare dei treni suonano sempre le stesse note. Più o meno allegre, dipende dalla fretta.

Alla sveglia dei galli il coro canino chiude i battenti. Vorrei applaudire, ma il senno mi ferma per ovvie ragioni.

 

Intanto non ho capito cosa ci faccio ancora sveglio.

May 20

Falsità di un mito

I pavimenti del dedalo sono ricoperti d’ossa che non manco di far frantumare sotto i calzari. Scheletri di piccoli animali, per lo più ratti e gabbiani. Immagino sia il cibo che gli permette di vivere in attesa che i sette anni si chiudano, che arrivi carne di ben altro sapore. Controllo ossessivamente alle mie spalle che il filo legato all’elsa non si spezzi, dono quanto mai appropriato al fine di affievolire l’ansia. Ma questo non lo sa nessuno, che sono terrorizzato intendo.

L’hanno rinchiuso in un’opera grandiosa per vergogna e timore.

Figlio di follia contro natura che non ha senso in alcun tempo meno che in quello che vivo. Madre da rinchiudere, è stata invece compresa e accudita per aver ceduto ad una bianca tauromachia di malsano sapore. Atto di scempio se non fosse volere divino. Abominio alla nascita, lasciato in vita perché dono di un dio. Non perché avesse diritto di respirare, come un uomo qualsiasi. Come un animale, almeno.

Mi hanno stancato; i timori, le riverenze e le crudeltà in nome di dei che hanno debolezze e passioni ben più basse degli uomini.

L’ho ritrovato a fissarmi, come una bambino che incontra qualcosa di nuovo e vuole impararne i contorni. Fermo immobile, la testa orribile e sproporzionata rispetto ad un corpo comunque imponente. Mi sono avvicinato per concludere un’attesa omicida. Il bronzo dello scudo non è stato intaccato, la lancia gettata a terra appena compresa l’inutilità. Ho riposto l’elmo stesso, così che potesse vedere una faccia non camuffata, proprio come io guardavo lui in quel momento, nella sua realtà.

La lama ha incontrato una forte resistenza. La pelle dura e spessa, e ispida. Ha sicuramente scheggiato lo sterno nel mio tentativo di trapassare il cuore, con tutto la forza che avevo in corpo, sperando che la sua morte fosse la più rapida possibile. Sono state le fibre muscolari ad opporsi, le ossa, le cartilagini. Non lui. Ne ho provato pietà.

Il mio ritorno ha causato altra morte ma vengo salutato da eroe, ugualmente. E come tale verrò ricordato. Pochi sapranno che ho semplicemente indossato il cappuccio del boia.

May 06

Il giorno dopo

Il giorno dopo il tempo è buono, mite. Come chi debba scusarsi di una mancanza e cerca di sorprenderti con un regalo. Inutile. Ci vorrà del tempo, e tanto, perché si faccia pace.

Si fa la conta. Si usano i numeri e la loro forma astratta per render noto qualcosa di concreto ma che è troppo complesso da esprimere. Che siano parole o immagini, è necessario ben più che del talento per poter trasmettere certe cose. Forse esperienza. Ma non è augurabile, in alcun caso.

Ci sono occhi, a centinaia. Più delle braccia vien da pensare, ma è solo malizia. Si aggirano come lupi famelici sui resti di un immenso campo di battaglia. Indagano ed interrogano, alla fine giudicano. Ogni volta si commuovono.

Il giorno dopo si fanno proclami. E rassicurazioni. Promesse di migliaia di metri cubi di cemento. Armato, questa volta, di buon volontà e regole; non più di carta e filigrana, e sabbia erosa di coste pur belle.

A tal fine si chiamano all’adunata i valenti cavalieri di casate seppellite sotto tonnellate d’interessi e garantisti avvisi.

 

E la presenza. Perché star vicino è importante ma togliersi dalle palle è utile.

April 18

Diario clinico

Il soggetto è giunto in clinica da circa tre settimane. Il suo ingresso non ha causato particolari traumi nell’equilibrio emotivo degli altri pazienti, cosa che capita regolarmente ogni volta che un degente si aggiunge o lascia la famiglia. Immagino che ciò sia dovuto all’interesse praticamente nullo che J presta verso ciò che gli accade attorno.

J è il nome che il primario ci ha imposto di usare per riferirci a lui. La famiglia preferisce che non si sappia che un suo componente frequenti una struttura come la nostra, comprensibile ma non so quanto facile da accettare. Da voci di corridoio sembra che i genitori abbiano detto in giro che il figlio sia in viaggio premio.

Premio per cosa?

J è maschio, in buona salute (nonostante tutto) ed ha tra i venti e i trent’anni. Riconosco che è un intervallo piuttosto ampio ma non so quanto dar credito al suo volto per stabilirne l’età. Quando è arrivato, pettinato e ben rasato, sembrava un adolescente, il suo rifiuto di incontrare il barbiere che ogni mattina fa il giro delle stanze ha fatto si che l'incuria lo invecchiasse paurosamente.

Fuma un pacchetto di sigarette al giorno, e lo fa in modo rituale, ad orari precisi che discostano al più di qualche minuto da un giorno all’altro. Dedica un tempo relativamente lungo ad ogni sigaretta; a volte la dimentica consumarsi tra le dita e ne accende un’altra, come a recuperare. Sembra abbia degli appuntamenti con sé stesso piuttosto che un vizio.

Ha portato con sé una dozzina di libri ma non legge. Sono rimasti sulla scrivania, impilati l’uno sull’altro nello stesso ordine con cui li ha tirati fuori dalla valigia. Tutti romanzi non molto popolari di autori noti, e morti. A dispetto di ciò frequenta la biblioteca, osserva il dorso dei volumi riposti, alcuni li tira fuori per dare un rapida occhiata alla terza di copertina. E’ l’occupazione principale delle sue mattine. L’inchiostro a cui destina più di qualche secondo d’attenzione è quello impresso sulla pagina dedicata al suo comune nel giornale locale.

Guarda la televisione due volte a settimana. Mercoledì e giovedì. I sorrisi che gli si stampano in faccia durante queste serate sono molto diversi l’uno dall’altro. Il primo appare sinceramente divertito, il secondo è disilluso, a momenti beffardo. A pensarci su sono i rari momenti in cui l’espressione facciale ha delle variazioni rispetto alla tonalità grigia che presenta immancabilmente.

Da un paio di giorni ha iniziato col trascorrere i suoi pomeriggi in giardino, nell’area svago se piove, ad osservare gli altri pazienti. Ne segue i movimenti e le parole, per ore. Si direbbe prenda appunti, anche se senza carta e penna è piuttosto complicato. Al contrario l’interesse per il personale della struttura è nullo. A quella forma di interrogatorio mal celata in chiacchierata a cui viene sottoposto quotidianamente dal personale medico risponde sempre in maniera evasiva. Breve e netta.

 

Sono tre settimane che J è qui. Oggi mi ha rivolto la parola.


March 10

Zanne e artigli

Ho la cavità orale riarsa. La saliva ha smesso di fare da palliativo e ora ogni secrezione sembra un passo verso la disidratazione. Fumo ininterrottamente da quando ho lasciato il letto, ciò non sottintende che stessi dormendo. Pacchetti accartocciati di Lucky Strike fanno bella mostra di sé sul tavolo, assieme ad una bottiglia, vuota da quella che sembra un’eternità. Non mangio da giorni e pure se volessi il sapore amaro che ho in bocca mi negherebbe il gusto anche del più dolce tra i dessert. Sono teso, ho gli occhi incavati nel volto, le mani serrate in pugno. Non trovo soluzione alcuna.

Di ciò che accade ogni volta ho un ricordo vago, approssimabile  a quello che si ha dei sogni. Confondo luoghi e avvenimenti, così da non saper mai dove ho compiuto cose di cui dovrei vergognami. Paradossalmente la sensazione di benessere è totale. Rigenerato, pulsante e vitale. Appagato, fuoriuscito da una notte orgiastica. Sazio, come una domenica pomeriggio.

I muscoli tesi danno uno spettacolo inquietante da sotto quel che resta del mio abbigliamento. Imbrattato da fluidi organici la cui provenienza mi sfugge; è verosimile che preferisca non serbarne memoria.

L’ansia aumenta con il calare della luce, il tramonto si avvicina inesorabile.

E’ la mia identità che va a farsi benedire. Scompare dietro gli occhi di una bestia. Predatore scellerato sedotto da percezioni amplificate. Si dilegua la ragione dietro un paravento di necessità carnali inevase, il pudore fa spazio ad un esibizionismo improprio. Sono gli organi della cassa toracica a dettare movimenti e abitudini.

E’ a tutto questo che mi riduce una notte di plenilunio.

Solo zanne e artigli.

 
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